A proposito di noi: Pictor

A proposito di noi: Pictor

Arriviamo nello stabilimento di Pontecchio, a Sasso Marconi, una delle sedi in cui la Cooperativa Pictor si occupa di produzione industriale elettromeccanica.

Ad accoglierci troviamo Cristina Turrini, presidentessa di Pictor, insieme alla sua équipe di lavoratrici e lavoratori. Il primo impatto è fatto di sorrisi, battute scambiate tra un reparto e l’altro, un clima sereno e familiare che si percepisce immediatamente. È quella confidenza spontanea che nasce quando le persone condividono non solo un luogo di lavoro, ma anche un percorso.

Prima di entrare nei reparti operativi, la voce di Cristina ci accompagna indietro nel tempo, fino al dicembre del 1992, quando Pictor nasce a Budrio per iniziativa di un gruppo di operatori e pazienti della salute mentale impegnati nella chiusura del manicomio. “In quel momento storico, segnato da profondi cambiamenti” racconta “emerse con forza la necessità di costruire alternative concrete per le persone che uscivano dall’istituzione: casa, lavoro e relazioni diventarono i tre assi su cui fondare nuovi percorsi di vita.”

Il nome stesso della cooperativa racchiude questa visione. “Pictor è il protagonista di una novella di Hermann Hesse, una favola simbolica che parla di seconde possibilità, di vicinanza e di trasformazione. Un’immagine che ancora oggi orienta l’agire della cooperativa: nessuno è escluso, per tutti è possibile ritrovare equilibrio, benessere e una vita buona. Il lavoro, in questo senso, non è mai solo produzione, ma uno strumento di crescita e riconoscimento.”

Chiediamo a Cristina di raccontarci lo stato attuale delle attività di Pictor: “Oggi Pictor è una cooperativa di tipo B+A. La parte A, più contenuta, è pensata come propedeutica alla parte B e si occupa soprattutto di percorsi di inserimento lavorativo, in stretta relazione con i servizi territoriali. La convinzione che guida ogni scelta è chiara: il lavoro buono può essere un elemento profondamente positivo per la persona, se costruito in modo attento e personalizzato.”

“Nel tempo – prosegue – la cooperativa ha sviluppato diversi ambiti di attività. Le pulizie professionali per aziende, privati e pubblica amministrazione rappresentano il servizio più importante e storico, quello con cui Pictor è nata, a cui si affiancano la gestione delle mense scolastiche in alcuni comuni della città metropolitana di Bologna e, più recentemente, la produzione industriale elettromeccanica. Ambiti diversi, contesti di lavoro molto differenti, che permettono di offrire opportunità calibrate sulle caratteristiche e sui desideri delle persone coinvolte.”

È proprio questo uno degli elementi centrali del modello Pictor: la possibilità di costruire progetti individualizzati. Ci sembra subito chiaro, dalle parole della presidentessa, che questa consapevolezza sia nata dall’esperienza.

“L’esperienza ha insegnato, infatti, che più il percorso di inserimento lavorativo è aderente alla persona, più è efficace nel favorire professionalizzazione, crescita e ritrovamento di equilibrio.”

Cristina pone l’accento su come in Pictor non si lavori solo sul “saper fare”, ma anche sul “saper essere” lavoratori, sulla capacità di stare in un contesto, di costruire relazioni, di affrontare difficoltà e cambiamenti.

A questo punto della conversazione, le chiediamo cosa significhi per Pictor far parte del Consorzio l’Arcolaio. “E’ un valore aggiunto. Un valore che affonda le radici nella storia, perché Pictor faceva inizialmente parte del SIC ed è poi confluita, in modo positivo e naturale, nel Consorzio L’Arcolaio. Un passaggio che ha rafforzato il senso di appartenenza e la possibilità di sentirsi parte di un disegno più ampio.”

“Ma il valore del Consorzio, – sottolinea Cristina – non è solo identitario. È anche profondamente strategico. L’Arcolaio rappresenta uno spazio fondamentale per costruire alleanze, per fare lobby in modo mirato, per dare voce alla cooperazione sociale all’interno di contesti sempre più complessi e competitivi. Essere consorziati significa continuare a essere un tassello importante della società e dei territori in cui si opera.”

Dopo la chiacchierata, entriamo nei reparti. Qui il racconto diventa concreto. Le lavoratrici e i lavoratori ci mostrano le postazioni, i macchinari, le attività quotidiane. Spiegano con competenza le fasi del lavoro, raccontano cosa significa operare in un contesto industriale, quali sono le attenzioni richieste, le responsabilità, ma anche le soddisfazioni. Lo fanno con simpatia e partecipazione, trasmettendo orgoglio per ciò che fanno.

“La presenza educativa è un altro elemento distintivo. In Pictor, anche nei contesti produttivi, l’educatore non è una figura esterna, ma parte integrante del processo. Un supporto che agisce sul gruppo, sulle persone in tirocinio, ma anche su chi lavora stabilmente, perché il lavoro è fatto prima di tutto di relazioni e la cura delle relazioni è fondamentale per il benessere di tutti.” Così Cristina ci racconta il ruolo delle educatrici e degli educatori in questi contesti.

La cooperativa conta oggi oltre 220 persone, tra dipendenti e lavoratori somministrati, e attiva ogni anno tra i 50 e i 60 tirocini. Lavora con i servizi di salute mentale, disabilità adulta, collocamento mirato, accompagnando persone con fragilità psichiche e cognitive, ma anche persone con percorsi migratori alle spalle, per le quali il lavoro rappresenta un passaggio fondamentale di integrazione sociale ed economica.

Un ruolo importante è svolto anche dalle convenzioni previste dalla normativa art. 22 L. R. 17/2005 per il collocamento mirato di persone con disabilità grave, che riscontrano maggiori difficoltà nell’accesso al mercato del lavoro. Attraverso queste convenzioni, Pictor lavora con aziende profit che affidano commesse di lavoro alla cooperativa che assume la persona con disabilità, permettendo all’azienda l’assolvimento degli obblighi di legge e, allo stesso tempo, sostenendo percorsi di inserimento lavorativo di qualità. Relazioni che, nel tempo, si sono consolidate e che rappresentano un ponte tra cooperazione sociale e mondo produttivo. Una delle collaborazioni più significative in tal senso è sicuramente quella che Pictor intrattiene con FAAC, celebre multinazionale italiana specializzata in automazioni per i sistemi di sicurezza.

Durante la visita emerge anche l’attenzione di Pictor ai temi ambientali e alla sostenibilità. “La cooperativa fa parte della società consortile Solare Sociale,” racconta Cristina “una realtà impegnata nella green economy e nell’efficientamento energetico che progetta e fornisce impianti fotovoltaici, efficientamento energetico di immobili pubblici e privati e nell’ambito dell’illuminazione pubblica. Negli ultimi anni in Pictor abbiamo realizzato interventi di decarbonizzazione della sede di Budrio, con il passaggio a sistemi di riscaldamento e raffrescamento basati su energie rinnovabili e il potenziamento degli impianti fotovoltaici. Abbiamo anche adottato un’auto elettrica e facciamo valutazioni coscienziose nella scelta dei prodotti chimici che utilizziamo per le pulizie.”

Cristina insiste poi sulle questioni relative alla sicurezza sul lavoro: “Grande cura è riservata anche alla sicurezza sul lavoro e alla qualità dei processi, attraverso un sistema integrato di certificazioni e una cultura della prevenzione che coinvolge attivamente i lavoratori, riconosciuti come primi protagonisti della sicurezza.”

Verso la fine della chiacchierata, il racconto si apre alle sfide future. “Il mercato è sempre più competitivo, le gare d’appalto sempre più grandi e strutturate, spesso pensate per colossi del facility management. In questo contesto, la cooperazione sociale è chiamata a interrogarsi sul proprio posizionamento, sulla capacità di innovare i percorsi di inserimento lavorativo e di continuare a fare cultura di lavoro buono in una società che cambia rapidamente.”

In chiusura, Cristina parla del suo ruolo: “E’ una responsabilità che intreccia governance, rappresentanza legale e visione strategica, ma anche una presenza concreta nei momenti più significativi della vita lavorativa delle persone, come l’assunzione a tempo indeterminato e l’ingresso nella base sociale. Un ruolo complesso, che richiede competenze, fiducia nel lavoro di squadra e una forte motivazione valoriale”.

Lasciamo lo stabilimento con la sensazione di aver attraversato un luogo in cui il lavoro viene trattato con dignità e rispetto delle peculiarità dei singoli. L’approccio di Pictor appare quello di una realtà capace di fare un pezzo di strada insieme alle persone, a volte come trampolino verso altri contesti lavorativi, altre come spazio di stabilità e appartenenza nel lungo periodo.