A proposito di noi: La Piccola Carovana

A proposito di noi: La Piccola Carovana

Una sede nella pianura, a Crevalcore (BO), grandi spazi, ordinati, razionali, pulitissimi, che ospitano alcune delle tante attività de La Piccola Carovana. Nell’ampio ingresso, un punto per lo scambio libri e un piatto colmo di fette di panettone, dettagli che da subito ci dimostrano la cura verso le persone, anche nei piccoli dettagli.

La stessa attenzione con cui ci accoglie la presidente, Clara Preti, ne La Piccola Carovana dal 2009, come responsabile amministrativa e poi consigliera d’amministrazione, vice presidente, fino all’elezione a presidente nel 2021.
In quella data Clara è subentrata a Daniele Bergamini, uno dei quindici soci fondatori che nel 2003 diedero vita a questa realtà, trasformando in un’esperienza di vita quotidiana e lavorativa quelle che per molti anni erano state semplici esperienze di volontariato, a diretto contatto con situazioni di povertà, sofferenza ed emarginazione.

Clara ci dà una fotografia del presente: “La Piccola Carovana è una cooperativa sociale di tipo A + B, che mette al centro l’inserimento lavorativo. Il nostro fatturato nel 2025 è stato di 8 milioni circa, contro i 7,5 dell’anno precedente”. Prosegue delineando le aree di attività. “Il settore preponderante è quello ambientale, con la raccolta rifiuti per tutto il Bacino di Geovest, multiutilities del territorio di cui Piccola Carovana dal 2015 è divenuta socio-privato insieme ad altre società. E’ un settore che impiega 60-70 lavoratori, dei 170 occupati (erano 150 nel 2024), seguito, per numero di addetti, da quello cimiteriale che insiste su tre province (Bologna, Modena e Ferrara) servendo circa 30 Comuni”.

“A Bologna abbiamo un centro di preparazione pasti d’asporto”, precisa Clara, “e anche in questa attività ci sono inserimenti lavorativi. Lavoriamo in collaborazione con Arcolaio soprattutto per i centri di accoglienza per richiedenti e iniziamo a sperimentarci un po’ con le aziende. Sono i primi passi, andiamo piano piano perché la cucina è ancora piccola, ma ci interessa l’idea di ampliare la nostra clientela ai privati e favorire la crescita professionale per le persone che sono in cucina”.

A Bologna si sviluppa anche l’area dell’inclusione sociale, a partire dall’Accoglienza Pallone, un servizio di Pronta Accoglienza del Comune di Bologna, affidato ad ASP e gestito da Piccola Carovana per il Consorzio l’Arcolaio. Stessa formula per La Locomotiva, servizio di accoglienza transitoria e per InStrada, che prevede il servizio docce pubbliche di via Lazzaretto, un’equipe di strada e un centralino per il primo contatto con le persone che vivono in strada. Nel servizio Instrada sono attive anche altre consorziate: Piazza Grande e Open Group.

Per quanto riguarda l’abitare, la cooperativa gestisce anche Villa Pallavicini, a Bologna. Chiarisce Clara: “accogliamo famiglie o persone singole che vengono inviate dai servizi sociali, ma non è una gestione affidataci da ASP, è una nostra progettualità. Accogliamo le persone a retta, mettendo a disposizione le nostre competenze per rispondere in modo innovativo al bisogno abitativo e sperimentare forme di collaborazione diverse con i Comuni del territorio.”

Cominciamo il nostro giro esplorativo e capiamo subito che abbiamo avuto solo un assaggio delle diverse attività della cooperativa.

Così ci ritroviamo velocemente, dopo una visita all’officina, in uno spazio confinante, altrettanto ampio, pulito e organizzato, ma pieno di “rifiuti che si stanno trasformando in beni”.
“Abbiamo aperto da novembre il Centro di Preparazione e Riutilizzo, in collaborazione stretta con il nostro Centro Socio occupazionale”, ci spiega Davide Bazzu, responsabile del Centro. “In collaborazione con Geovest, la nostra municipalizzata, per la quale lavoriamo e raccogliamo rifiuti ingombranti, recuperiamo dalle piazzole oggetti, principalmente arredi, per poi grazie alle persone che frequentano il Centro, ridargli una vita e rivenderli ai mercatini dell’usato”. Completo verde e tanta energia, lavoratori e lavoratrici sistemano e piegano t-shirt, puliscono e disinfettano, collaborando alla rinascita dei beni (cravatte, tavoli, sedie, materassi, credenze e molto altro…). Davide si sofferma sul lavoro delle persone che frequentano il centro: “Tutti i passaggi li facciamo con loro, che si misurano con queste piccole elaborazioni. Qualcuno è particolarmente interessato e vorrebbe occuparsi dei restauri veri e propri. Siamo un gruppo di lavoro di una decina di persone, passo dopo passo metteremo a punto sempre meglio tutti i passaggi, fino alla parte finale, quella della vendita”.

Chi anima il Centro Socio occupazionale, anche questo a Crevalcore, collabora più in generale con il settore ambientale. “Per ognuno c’è l’attività più adatta o più attività diverse”, ci spiega la presidente. “C’è chi si occupa della raccolta degli abiti usati, chi partecipa alle campagne Fossi puliti, chi pulisce le strade….  Per ognuno creiamo un percorso ad hoc, e ogni giorno fa qualcosa di diverso”.


Diamo la parola quindi a Lorenzo Bonazzi, coordinatore del Centro socio occupazionale, perché ci spieghi come lì anche creatività, teatro e arte siano di casa. “Ho iniziato anni fa a fare attività di educazione ambientale nelle scuole e ho trovato una mia chiave che coinvolge molto gli studenti: è una modalità che assomiglia un po’ al teatro, un po’ al cabaret, sono monologhi in cui metto in scena personaggi, travestimenti, molti oggetti e coinvolgo bambini, ragazzi e insegnanti in momenti di animazione”. Lorenzo ci mostra alcuni oggetti di scena e prosegue: “Quando sono arrivato a La Piccola Carovana, ho iniziato a coinvolgere i nostri utenti del Centro Socio occupazionale, quali erano le loro passioni? Le loro peculiarità? E così Susan che ama disegnare è diventata la nostra scenografa, ma anche voce fuori campo… poi c’è una ragazza che canta, una che aiuta con la musica.” Geovest ogni anno finanzia un certo numero di attività nelle scuole, le idee di Lorenzo e il suo gruppo di lavoro sono tantissime, alcune già realizzate, altre in divenire, per coinvolgere sempre più persone: progetti su acqua, storia della canapa, della bicicletta, sugli alberi. “Il teatro vorremmo diventasse un nuovo asse di attività per i beneficiari, perché possano sperimentare tante cose, come semplicemente toccarsi, guardarsi negli occhi, dialogare, per alcuni di loro tutto ciò è molto difficile nella vita di tutti i giorni”.

Chiudiamo la panoramica sulle attività di La Piccola Carovana con i servizi alberghieri: Maison Pallavicini, a Bologna, e Bed&Bike a San Giovanni in Persiceto.
Clara comincia da quest’ultima struttura: “è proprio sulla Ciclovia del Sole, vicino alla stazione ferroviaria. Ha dodici posti letto, una cucina comune, ed è nata per dare una risposta ai cicloturisti che transitano. Va abbastanza bene, però gli arrivi dipendono molto dalle stagioni. Ora per fortuna abbiamo anche una clientela diversa, per esempio persone che partecipano alle Fiere bolognesi e si spostano in treno. Maison Pallavicini, a Bologna, ha 45 posti letto in camere doppie più cinque camere singole. In questo momento è occupata completamente da lavoratori impegnati nei cantieri del tram.

Ascoltando i miei interlocutori e osservando la sede e chi la anima, ci convinciamo sempre più di come l’inserimento lavorativo sia davvero il fulcro della visione della cooperativa. Ma quali sono le difficoltà da superare in un mercato in cui la produttività sempre più si misura solo in numeri? “Credo che sia una delle grandi sfide che ha la cooperazione sociale oggi”, risponde subito Clara, “i committenti ti chiedono sempre più lavori performanti e la sfida è garantire gli standard richiesti anche attraverso l’inserimento di persone in stato di fragilità che necessitano di tempi e modalità di lavoro personalizzate. Ma la cooperazione sociale sempre di più oggi è sul mercato e deve competere con qualsiasi altra impresa”. Con Clara approfondiamo il tema: “Noi sicuramente cerchiamo di mettere a frutto il più possibile le potenzialità di ogni lavoratore con fragilità, di seguirlo passo passo, e quando parliamo di fragilità non parliamo solo di coloro che sono incasellati nella legge 381. A mio parere è ormai una legge superata, non risponde più ai bisogni di oggi, oggi le fragilità sono tantissime, da quella economica a quella abitativa… “A La Piccola Carovana “quando viene assunta una persona con una fragilità, ci facciamo carico di tutto il suo percorso di vita e questo per noi è molto importante. Abbiamo delle persone che affiancano questi lavoratori, fanno con loro colloqui, li aiutano ad affrontare le difficoltà sul lavoro, migliorando così anche la loro partecipazione lavorativa. Cerchiamo un compromesso insieme.”

All’inizio del nostro incontro, Clara ci ha parlato di 170 lavoratrici e lavoratori. Di questi 123 sono soci, a loro si aggiungono 14 soci volontari e un socio sovventore. Un’ottima percentuale, a cui contribuisce anche una quota di ingresso di 100 euro.
“E’ molto accessibile”, prosegue Clara, “e da qualche anno coinvolgiamo i soci in tante attività. Per esempio, organizziamo degli incontri a Natale, ma anche in vista della presentazione del bilancio, e la partecipazione sta crescendo di anno in anno. Ora abbiamo realizzato dei laboratori sulla parità di genere, tema su cui abbiamo preso la certificazione, l’anno precedente avevamo lavorato insieme sui nostri valori”. Il 2026 e il 2027 saranno dedicati a un percorso di sensibilizzazione su cosa significa diventare socio, al di là del ristorno, che fino ad ora, grazie ai bilanci, è stato assicurato. “Vogliamo che i soci sentano che un piccolo pezzettino di Piccola Carovana è anche loro e che quindi ne devono avere cura”.

Rivolgiamoci al futuro ora. La presidente ci parla di due grandi sfide: “Una è quella dell’abitare, un tema che sentiamo nostro. Molti nostri dipendenti o utenti hanno questa necessità e visto che uno dei nostri valori fondanti è la cura della persona a 360 gradi, ci stiamo chiedendo, come Piccola Carovana, come poter aiutare queste persone. La politica non si occupa abbastanza di risolvere questo problema”. La seconda grande sfida che cita Clara Preti è quella di stare sul mercato, “in un contesto che impone paletti e che non riconosce il valore della cooperazione sociale”. Il tema è centrale per tutte le cooperative sociali di tipo B, perché “le gare d’appalto considerano nello stesso modo noi e un’azienda in cui non ci sono lavoratori in stato di fragilità. Ci sono persone che avrebbero difficoltà a lavorare in imprese ordinarie proprio per le loro fragilità e che quindi restano con noi per lunghi periodi. Sono problemi molto concreti, che affrontiamo ogni giorno”.

La Piccola Carovana è stata tra i fondatori del Consorzio l’Arcolaio e l’ingresso delle consorziate in arrivo da SIC (Consorzio di Iniziative Sociali) ha visto crescere il numero di realtà di tipo B che ogni giorno affrontano tutto questo. E il confronto è costruttivo.
“Per noi Arcolaio è sicuramente una rete molto importante, ci abbiamo creduto fin dall’inizio e adesso che il Consorzio è diventato molto più grande, oltre che restare un veicolo commerciale sta diventando sempre di più un interlocutore politico di una certa rilevanza. I Comuni ora guardano ad Arcolaio, non alla singola cooperativa, una modalità che ci rafforza, che permette di far sentire anche la nostra la nostra voce”. Clara apprezza anche il lavoro messo in moto dalla creazione dell’Hub culturale: “la comunicazione, i tavoli tematici, le giornate di workshop danno la sensazione e l’opportunità a tanti componenti delle realtà cooperative di partecipare e di conoscersi anche fra loro, non è più qualcosa di riservato ai presidenti. Questo rende la rete davvero forte, composta da persone che si conoscono, più concreta. È un percorso che non si deve fermare!”.