La Cooperativa Sociale La Fraternità è immersa nel verde: tra i vari campi circostanti c’è un’azienda agricola, gestita dalla stessa cooperativa. Siamo a Mercatale, una frazione del comune di Ozzano dell’Emilia (BO).
L’edificio di LF23 – questo il nome che l’unità si è scelta, per essere distinguibile dalle altre dislocate nelle varie Regioni italiane – è di nuovissima fattura e si presenta come un enorme spazio vetrato su vari piani, adiacente ai reparti produttivi della cooperativa e al Centro Diurno la Nuvoletta Bianca. La costruzione rivela subito una grande attenzione all’accessibilità.
Ad accoglierci è Anna Murano, coordinatrice dell’Area Comunicazione di LF23, che ci offre un caffè nello spazio di Local To You, bar e shop situato nello stesso edificio ma aperto al pubblico: ci spiega che i prodotti venduti sono frutto del lavoro di Coltivare Fraternità, l’azienda agricola spin-off di LF23, e si possono acquistare anche online.
Dopo un giro negli uffici del piano superiore, ci accomodiamo con Francesco Tonelli, referente e responsabile di LF23. Inizia una chiacchierata interessante che parla di crescita, riscatto e comunità.
“La Cooperativa La Fraternità nasce nel 1992 come emanazione dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi, prete di Rimini” racconta Francesco. “È una realtà di ispirazione cattolica che si occupa di dare risposte ai bisogni delle persone in difficoltà a 360 gradi: accoglie bambini, minori e adulti, ha strutture per persone con dipendenze, senza fissa dimora, vittime di tratta, donne che hanno subito violenza”.

L’arrivo a Bologna risale al 2002, quando alcune strutture della Comunità presenti in città si sono interrogate su cosa offrire, oltre a una casa, alle persone accolte. L’idea di percorsi di inserimento lavorativo è nata naturalmente: perché non dare anche un lavoro, un’occupazione, uno spazio in cui condividere un percorso di crescita? Una domanda iniziale che ha dato origine a una piccola sede operativa nata quasi per necessità, con l’idea di organizzarsi e fare qualcosa di laboratoriale per le persone con fragilità, tra bomboniere, quadri e attività sportive. È così che lo stesso Francesco, allora studente di Scienze motorie, viene coinvolto per organizzare attività sportive con i ragazzi e le ragazze accolti.
Da quel primo nucleo la crescita è stata rapida, complice l’incontro con l’allora Consorzio SIC, oggi confluito nel Consorzio l’Arcolaio, e con persone come Giovanni Vai, Fabrizio Pedretti e Giorgio Rossi, che avevano già maturato esperienza nella cooperazione sociale: “Avevamo la fortuna di conoscere persone da tempo impegnate in queste realtà, che ci hanno aiutato e accompagnato in un percorso che, all’inizio, non conoscevamo affatto. Eravamo però molto entusiasti di poter trovare risposte lavorative alle persone in difficoltà”.
Da lì nascono i due filoni che ancora oggi caratterizzano LF23.
Il primo è quello educativo, la parte A: il centro socio-educativo diurno Nuvoletta Bianca, che accoglie ragazzi con disabilità medio-grave e grave sul territorio dell’Unione Savena-Idice e un CSO, centro socio-occupazionale, per persone seguite da educatori, per le quali un vero inserimento lavorativo sarebbe ancora un passo ambizioso.

Parallelamente si sviluppa la parte B: la cooperativa da qualche anno ha scelto di investire soprattutto sui servizi ambientali, che oggi sono il suo core business. Parliamo di spazzamento di strade manuale e meccanizzato, gestione delle stazioni ecologiche attrezzate, raccolta differenziata di rifiuti e abiti usati. Accanto a questo settore, la cooperativa si occupa di manutenzione del verde privato e pubblico, ha una squadra dedicata a impianti energetici, idraulici, elettrici e fotovoltaici, un’azienda agricola biologica – Coltivare Fraternità – e, in continuità con questa, una parte dedicata a ristorazione, bar, mensa e bottega, per commercializzare prodotti biologici a privati, aziende, ristoranti e mense. Inoltre, LF23 nel 2022 ha inaugurato il progetto And Circular Hub per il recupero e la trasformazione dell’abbigliamento usato, negozio fisico e virtuale frutto del lavoro di persone a rischio emarginazione. All’interno del Consorzio l’Arcolaio partecipa con una piccola percentuale sui servizi di manutenzione del verde, pari allo 0,7%.

Oggi LF23 dà lavoro a 750 dipendenti, di cui 550 nella parte di cooperativa di tipo B – il 43% dei quali rientra nelle categorie di fragilità riconosciute dalla legge 381 – a cui si aggiungono 350 persone seguite nei servizi di parte A. Il fatturato 2025 si attesta intorno ai 30 milioni di euro.
Negli ultimi anni, come ci racconta Francesco, i bisogni si sono estesi anche a fragilità non riconosciute o non certificabili: persone che non trovano lavoro, che lo perdono in età avanzata, migranti. Oltre alle persone riconosciute dalla 381, quindi, l’unità riesce a dare risposta anche a tanti altri bisogni.
Sul significato di lavorare in una realtà con una missione così esplicita, Francesco sottolinea come il mondo dell’economia non possa dare una risposta solo all’eccellenza. Per questo il lavoro delle cooperative come questa è fondamentale per completare i territori e le comunità.
Allo stesso tempo, riconosce che la fatica non manca: non ci sono scorciatoie per chi lavora con persone fragili, non si può fare meno o fare peggio. Si partecipa a raggruppamenti e gare d’appalto insieme ad aziende profit e la qualità richiesta è la medesima. Non a caso, a Ozzano LF23 viene spesso accostata a IMA, multinazionale del territorio, come esempio virtuoso e fonte di valore.
Negli ultimi anni LF23 ha scelto anche di aprirsi fisicamente alla comunità, con un bar, una bottega, sale riunioni e un campus esterno pensati per far entrare famiglie, scuole, imprese e persone del territorio. La convinzione che muove questa scelta è che più le cooperative riescono ad aprirsi al territorio, più riescono a contaminare positivamente anche il mondo del lavoro ordinario.
Il tema dei consorzi, anche in questo senso, è centrale: “Fare rete e svilupparsi in un contesto aperto e inclusivo ci ha dato un valore aggiunto senza il quale probabilmente oggi non saremmo qui. Per noi è stato un percorso da start-up: eravamo una cooperativa neonata che andava a chiedere consigli, comprava mezzi usati e cercava informazioni da chi aveva più esperienza”.

Lo stesso Francesco è stato presidente del SIC nel periodo in cui il consorzio ha concluso il proprio percorso confluendo nell’Arcolaio. Ci racconta con orgoglio che La Fraternità, tra le prime consorziate, fece cucire i loghi del consorzio SIC sulle uniformi da lavoro.
Una particolarità di LF23 è che l’attività principale sui servizi ambientali si svolge in gran parte fuori dall’Arcolaio, per una scelta storica legata alle gare d’appalto sovraprovinciali che coinvolgono Bologna, Modena e Ferrara: “Avevamo bisogno di uno strumento capace di unire più province e più consorzi. All’interno di Arcolaio facciamo comunque manutenzione del verde e altre attività, ma in piccola percentuale. Sul piano degli ideali ci sentiamo assolutamente allineati, orgogliosi di farne parte e disponibili a contribuire in qualsiasi modo alla sua crescita”.
Un legame che Francesco descrive come fertile sia sul piano delle relazioni professionali sia su quello della crescita, sottolineando come, a suo avviso, all’interno di Arcolaio ci siano ottime competenze e professionalità.
Nel corso della nostra chiacchierata compare anche Jonathan, ventenne membro del team di comunicazione, arrivato da poco in cooperativa. Raccogliere anche la sua testimonianza ci sembra interessante per capire il punto di vista di un giovane lavoratore che ha scelto un contesto come questo.
“Si sente spesso parlare di inclusione reale, qui c’è davvero. Ci sono persone che fuori sono continuamente esposte ai pregiudizi, e qui invece trovano una possibilità di rivalsa personale”. Così Jonathan ci fa capire come la sua sia una scelta decisamente consapevole. “È anche quello che stiamo cercando di raccontare sui social: ogni persona ha una storia diversa, è fatta a modo suo e può dare un valore aggiunto alla cooperativa. Per me LF vuol dire soprattutto persone.”
Chiudiamo facendo alcune domande ad Anna, che il percorso di LF23 lo ha visto nascere: lei e Francesco hanno iniziato lavorando insieme dai primi anni 2000.

Anna ci spiega la sua visione: i progetti vanno avanti se qualcuno ci crede e se le competenze di ciascuno trovano il posto giusto. Oggi il suo lavoro è anche costruire team di comunicazione competenti, capaci di raccontare con autenticità una realtà che rifugge le semplificazioni: “Realtà come queste sono complesse da trasmettere. Alla bottega può venire chiunque a fare la spesa e incontrare, dietro al bancone, un ragazzo del CSO che magari in quel momento non reagisce come reagirebbe un barista professionista. Ma è proprio questo il messaggio in più che si può dare a chi viene da fuori: non esiste solo la perfezione”.
Una sfida, la definisce Anna, che è anche uno specchio di ciò che serve al mondo del lavoro in generale: “È facile mettere in porta il grande portiere o in attacco il grande attaccante; la sfida è far giocare chi non sa ancora giocare. Magari ci metti un giorno in più, ma alla fine ci arrivi”.
Ed è proprio in questo equilibrio, tra performance richiesta dal mercato e cura delle persone, che LF23 continua a cercare la propria strada, che ha tutta l’aria di essere una strada lunga.

