Venticinque studentesse e studenti arrivati da Atri (TE) hanno visitato il centro di accoglienza Beltrame-Sabatucci, a Bologna, gestito, per ASP Città di Bologna dal Consorzio l’Arcolaio (Società Dolce).
Ecco il racconto pubblicato da ASP:
Venerdì 24 aprile il centro di accoglienza Beltrame-Sabatucci ha aperto le porte a un gruppo speciale: 25 studentesse e studenti delle classi terze, quarte e quinte dell’Istituto Professionale Statale per la Sanità e l’Assistenza Sociale A. Zoli di Atri (TE), in viaggio di formazione scuola-lavoro.
Per loro Bologna è stata una tappa conclusiva, dopo una settimana intensa che li ha portati anche a Milano, in visita a realtà come Emergency, l’Università Cattolica e l’Istituto Superiore di Osteopatia.
Per il Beltrame-Sabatucci si è trattato di una prima volta: mai prima d’ora una scolaresca delle superiori aveva scelto di visitare la struttura dedicata a persone adulte in condizione di marginalità e di grave esclusione sociale. Un segnale importante, che racconta l’interesse crescente del mondo della scuola e delle nuove generazioni verso i temi della cura, dell’accoglienza e del lavoro sociale.
A riceverli, insieme alle loro insegnanti, sono stati Consolata Solinas e Alessandro Grotte, coordinatori della struttura gestita, per il Consorzio l’Arcolaio, da Società Dolce, Silvia Campagnaro di ASP, e l’educatrice Tonia De Vincentis.
La visita si è snodata tra gli spazi del centro, il più grande di Bologna, dalle sale comuni ai locali dei laboratori di comunità, dagli uffici ad alcuni alloggi.
Per le studentesse e gli studenti è stata l’occasione di un racconto concreto, fatto di luoghi ma soprattutto di persone e storie. Il Beltrame-Sabatucci rappresenta oggi un presidio fondamentale per l’accoglienza: ordinaria, ma anche di pronta accoglienza per adulti durante le allerte climatiche. Qui trovano spazio percorsi di vita complessi, segnati da fragilità, ma anche da possibilità di ripartenza, attraverso progetti di accoglienza che si basano su un patto condiviso.
In apertura di incontro, ai ragazzi è stata posta una domanda semplice ma potente: “cosa vi fa risuonare la parola fragilità?” Le risposte – empatia, relazione di aiuto, supporto, disponibilità, capacità di valorizzare le persone, ma anche dolore – hanno aperto un confronto autentico. Perché lavorare con le fragilità significa prima di tutto costruire relazioni – hanno sottolineato i coordinatori -: senza relazione di aiuto non si può immaginare di affrontare storie di abbandono, deprivazione, ma anche di rivalsa e rinascita.
Al termine della visita – nella saletta dedicata a un artista che è stato ospite della struttura – un momento è stato dedicato anche a un dialogo sulle competenze richieste per questo tipo di professioni. I ragazzi, impegnati in un percorso di studi che intreccia materie che vanno dall’igiene alla psicologia, e accomunate dall’attenzione ai bisogni delle persone, hanno potuto confrontarsi direttamente con chi ogni giorno opera sul campo. È emersa con chiarezza una consapevolezza: prendersi cura degli altri non è un lavoro qualunque, ma una scelta che richiede vocazione, capacità di ascolto e una forte tenuta emotiva.
I coordinatori hanno condiviso anche le difficoltà del lavoro, senza filtri: la gestione delle frustrazioni, la necessità di mantenere uno sguardo concreto senza perdere la speranza nel cambiamento. E, allo stesso tempo, l’importanza di lavorare per trasformare le rappresentazioni sociali della fragilità, spesso vissuta con paura o distanza.
“La fragilità non deve spaventare – è il messaggio lasciato ai ragazzi – fa parte dell’essere umano”.
Un impegno che al Beltrame-Sabatucci si porta avanti ogni giorno anche attraverso il rapporto con la comunità, per far conoscere il proprio lavoro e costruire una cultura più aperta e consapevole. Il centro è infatti da anni radicato nel quartiere San Donato – San Vitale, con cui negli anni ha costruito un dialogo costante, anche attraverso i laboratori di comunità. Gli studenti hanno potuto visitare, ad esempio, la palestra popolare, la sala prove musicali Ezio Bosso, il laboratorio di sartoria teatrale e il laboratorio Belle Trame, oltre ovviamente ai locali e agli uffici in cui ogni giorni operatori ed educatori lavorano.
L’augurio è che per le studentesse e gli studenti abruzzesi sia stata una un’esperienza formativa e umana, capace magari, per qualcuno, di indicare una direzione futura.

