Al CAS di Via Mattei si fa teatro

Al CAS di Via Mattei si fa teatro

Giochi, relazioni e racconti personali guidano un percorso artistico partecipativo, con l’obiettivo di portare le esperienze di chi vive nel centro anche fuori dai suoi confini.

Al centro Mattei di Bologna, lontano dal centro cittadino, una sera alla settimana la quotidianità lascia spazio al teatro e alla sperimentazione artistica. È Straordinaria, un laboratorio curato dall’associazione QB – Quanto Basta, rivolto alle persone rifugiate e richiedenti asilo, nato durante il corso di alta formazione sulla mediazione artistica in contesti interculturali dell’Università di Bologna e di Cantieri Meticci.
L’idea è nata dal project work di Alessandro e Alessia, operatore e operatrice dell’accoglienza, e ha coinvolto un gruppo di persone interessate a svilupparla. In collaborazione con il Consorzio l’Arcolaio e con il sostegno dell’Arcidiocesi di Bologna, l’idea il progetto ha preso forma con l’obiettivo di offrire un’occasione di svago e condivisione che andasse oltre la quotidianità del centro.
Il nome Straordinaria gioca sulla definizione di Centro di Accoglienza Straordinaria (CAS) e su una permanenza che, per chi la vive, diventa spesso ordinaria. Il laboratorio invita le persone partecipanti a rielaborare questa esperienza attraverso diverse forme di espressione artistica.

Gli incontri, iniziati a metà settembre e previsti fino a dicembre, sono a partecipazione libera: è infatti possibile seguire il percorso con continuità o prendere parte a una singola serata, compatibilmente con il lavoro e gli impegni di ciascuna persona.
Le attività attingono al teatro sociale e all’animazione. Ogni incontro prevede giochi di presentazione ed esercizi di relazione che aiutano a ricomporre il gruppo per poi passare a proposte più articolate. Un momento conclusivo permette di raccogliere impressioni e temi da sviluppare la settimana successiva. Agli incontri partecipano anche mediatori e mediatrici culturali e linguistiche che permettono una reale e concreta partecipazione di tutte le persone.
Anche un racconto condiviso durante una pausa può suggerire nuove direzioni al percorso. Abdel, che oggi lavora come muratore a Bologna, racconta al gruppo di aver fatto il sarto in Egitto. All’incontro successivo, il gruppo porta tessuti e materiali per cucire: Abdel realizza un cuscino, mettendo in gioco la sua esperienza e condividendo con gli altri ciò che sa fare.

Le persone si sono da subito dimostrate interessate al percorso: se da una parte si è consolidato un gruppo che partecipa regolarmente, vi sono anche persone nuove che si avvicinano ogni volta con curiosità. «Speravo che la proposta funzionasse, ma non mi aspettavo un desiderio così forte di divertirsi e condividere uno spazio. Le persone restavano, partecipavano e avevano voglia di raccontarsi», racconta Alessandro Mastrangelo, ripensando al primo incontro.

Il progetto punta a creare un ambiente in cui sentirsi a proprio agio, sciogliere tensioni e sperimentare modi diversi di entrare in relazione, anche sul piano linguistico. Il percorso prevede una restituzione pubblica a Bologna, la cui data sarà definita e comunicata più avanti: un’occasione per prendere parola fuori dal centro e confrontarsi con la cittadinanza, mettendo in discussione i pregiudizi attraverso esperienze e racconti in prima persona.