Scriviamo insieme a proposito di povertà

Scriviamo insieme a proposito di povertà
In occasione della giornata mondiale per l’eliminazione della Povertà, sabato 18 si è svolto al Laboratorio E-20, un laboratorio di scrittura creativa aperto alla cittadinanza. Il Laboratorio, parte dei servizi ASP per la Grande Emarginazione Adulta affidati al Consorzio l’Arcolaio, è gestito da Società Dolce.
Ecco il racconto che ci arriva proprio dal Laboratorio, condotto da Cristina Gubellini:
Attraverso parole, immagini e metafore, i partecipanti hanno cercato di raccontare cosa significa oggi vivere la povertà o esserne testimoni.
Sul piano personale, la povertà è stata descritta come brutta, complicata, senza via d’uscita, soprattutto di notte, quando prevalgono la solitudine, i grandi vuoti interiori e la perdita dei diritti e del potere sulle proprie scelte. Da questa percezione sono emerse immagini molto forti: la povertà come avere sempre i crampi, portare uno zaino troppo pesante o avere la bici con le gomme sempre sgonfie.
A queste immagini concrete si sono aggiunti simboli della povertà, come il sacco a pelo, i cartoni o il dormire ciondolando, che richiamano precarietà, fatica e sopravvivenza quotidiana.
La povertà è stata inoltre paragonata ad animali predatori e insidiosi – iena, squalo, piranha, tigre, leone, tarlo (che ti scava nella testa), granchio, pitone, porcospino – creature che divorano, stringono, pungono o consumano lentamente. Allo stesso modo, alcune piante simboliche – ortica, edera velenosa, piante carnivore, fico strangolatore, cactus, pungitopo, biancospino e rosa – evocano la capacità di difendersi o ferire pur restando vive.
La riflessione è andata oltre la dimensione materiale: per molti, la povertà è uno stato mentale, una condizione che può diventare abitudine. Significa arrendersi, sentirsi schiavi e incapaci, vivere “a galleggiare”, privi di potere sulle proprie scelte, fino a perdere fiducia e speranza.
Eppure, dal confronto è emersa anche la possibilità di reagire e di ricominciare da piccoli passi. Dopo risposte ironiche come “vincere all’Enalotto” o “ricevere un’eredità”, il gruppo ha individuato vie più reali e concrete: riconoscere il problema, cercare soluzioni legali, costruire competenze, affidarsi a reti di sostegno e frequentare luoghi di comunità e crescita.
In una parola: attivarsi.
Un incontro intenso e partecipato, che ha unito pensiero, emozione e creatività, ricordandoci che la povertà non è solo mancanza, ma anche un terreno in cui possono germogliare dignità, partecipazione e rinascita, grazie anche alle reti che sostengono e generano comunità.